Venice Immersive 2026: gli studenti di Immersive Reality Developer alla Biennale di Venezia
L’8 e il 9 settembre gli studenti del corso Immersive Reality Developer di ITS Academy Alto Adriatico hanno aperto il nuovo anno formativo in modo del tutto fuori dall’ordinario: due giorni all’Isola del Lazzaretto Vecchio, nel cuore di Venice Immersive, la sezione della Biennale Cinema interamente dedicata alla realtà virtuale e ai media immersivi.
Ad accompagnarli il docente Matteo Gardin e la responsabile del corso Alessandra Tuti.
Non una visita turistica. Un’occasione di apprendimento sul campo, in cui vedere, sperimentare e analizzare da vicino come i professionisti del settore costruiscono esperienze immersive reali. I ragazzi hanno affrontato ogni opera non solo come spettatori, ma osservando e valutando le scelte tecniche e narrative: tecniche di VR e mixed reality, interazione, movimento nello spazio virtuale, costruzione di ambienti 3D, narrazione immersiva, progettazione dell’esperienza utente e integrazione con piattaforme come Unity, VRChat e Open Brush.
Tra le esperienze più significative, Everest: The First Ascent ha trasportato i ragazzi nella spedizione del 1953 di Hillary e Tenzing Norgay, rendendo tangibile la vulnerabilità dell’uomo di fronte alla montagna attraverso un racconto immersivo che unisce ambiente, percezione e storia. Con Smithsonian Starstruck: an Immersive Experience la scala si è ampliata fino a quella dell’universo: dati provenienti da missioni spaziali trasformati in ambienti tridimensionali esplorabili, tra nebulose, stelle e galassie. Particolarmente interessante anche Shifting Connections, un’opera collettiva in cui i movimenti e le distanze tra i partecipanti generano configurazioni luminose in tempo reale — il corpo diventa parte dell’opera, la tecnologia rende visibili concetti come presenza, prossimità e relazione.
Ma accanto alle competenze tecniche, resta l’esperienza umana. Entrare dentro una storia anziché guardarla, volare, esplorare lo spazio, percepire il proprio corpo trasformarsi nell’ambiente digitale: ogni opera ha proposto un modo diverso di intendere l’immersività, ampliando la visione di ciò che è possibile progettare e creare.
I ragazzi sono tornati ad Amaro con nuove competenze, nuove idee e — soprattutto — ancora più curiosità verso il futuro del settore.